Ieri io e Pluto siamo stati invitati a Europe 1 in occasione di una puntata di Des clics et des claques dedicata a noi baby-bloggers. Mi sono divertita proprio tanto. Poi magari vi racconto questa avventura più in dettaglio. Per il momento, potete ascoltarci (me e Gioiuzza) in podcast sul sito di Europe 1, in francese naturalmente.
Se avete letto la prima parte del mio racconto, sapete che ci troviamo all'interno del centro commerciale Olympiades per dare la caccia ad un pericolosissimo dragone. Finalmente abbiamo una pista, che sembra confermata da questa insegna che, senza dubbio, ritrae dei bébé dragone mentre bevono un thè.
Entriamo a prendere un bubble tea (per me al mango, merci), sicuramente scopriremo qualcosa. Bingo! sembra proprio che un dragone sia passato di qui, sicuramente si nasconde ancora nel centro commerciale. Una rapida perlustrazione da Paris Store. Sento che siamo vicini, ma è meglio non esultare troppo presto. Il nemico è furbo e potrebbe nascondersi ovunque, anche alle nostre spalle. Un ruggito, un boato, insomma un rumore terrificante: lo dicevo io, ci siamo. Eccolo, finalmente, il dragone. Ah, ma è solo il tuo stomaco, Gioiuzza? hai fame? va bene, che ne dici di un banh lot? così se non lo mangi tutto, quello che resta lo usiamo come esca per i dragoni, magari funziona. Un Mac Donald, dici? preferisci un sunday? va bene, ti accontento, ce n'è uno proprio qui vicino, su Avenue de Choisy. Andiamo. Così magari controlliamo attentamente anche Avenue de Choisy: questa superette ha un che di sospetto.
Aaaaaaah lo sapevo, è qui... guardate che espressione cattiva, cattivissima... scappiamo Maman, si salvi chi può.
Come vi dicevo qui, sembra che un dragone cattivissimo sia stato avvistato nel XIII arrondissement, la Chinatown parigina. Ed è proprio lì che io e Gioiuzza, munita per l'occasione di teleobiettivo, ci siamo recate. Naturalmente il nostro è un safari fotografico, nella speranza di cogliere il pericolosissimo pennuto nel suo habitat naturale. Cominciamo la nostra perlustrazione da Avenue d'Ivry. Maman ha ricevuto una soffiata che segnala la presenza del pennuto presso la supérette asiatica Big Store. Big Store? ma non è il tuo supermercatopreferito, Gioiuzza? Si, Mini, proprio lui: più piccolo di Tang Frères, certo, ma più accogliente, sarà perché la luce è più calda, non ci sono le solite lampadine al neon... Che coincidenza, vero? Eh già, che coincidenza...
Mmmm, Maman, vedo che stai prendendo a cuore la nostra missione, ma non credo sia il caso di guardare dentro OGNIscatola di biscotti, sicuramente il dragone non si nasconde lì dentro... Fin qui sembra tutto tranquillo... ehi, ma aspetta! Zooma Gioiuzza, zooma che voglio vederci più chiaro. Queste sembrano proprio uova di dragone. Ma da dove provengono? sicuramente sono cadute dal cielo: proviamo ad alzare lo sguardo, magari mamma dragone sta ancora sorvolando il quartiere. Disdetta, troppo tardi, sicuramente è già volata via. Ci sono solo delle lanterne cinesi. Carine però. (Ho detto solo che sono carine Gioiuzza, non che sarebbero perfette sopra il bancone bar della nostra cucina. Quindi no, non è il caso di comprarne quattro. No, neanche una per il bagno, scordatelo.) Ma non perdiamo di vista l'obiettivo. Riflettiamo. I dragoni sono grandi, sicuramente hanno bisogno di spazio per posarsi a terra, come gli aerei. Ci sono: il grande spiazzo delle Olympiades, sicuramente lì troveremo il nostro dragone. No, neanche qui. Ma Maman ha ricevuto una nuova soffiata: restate con noi, e fra poco perlustreremo le boutiques del centro commerciale Olympiades.
Giovedì scorso un dragone si è posato su uno dei marciapiedi del nostro quartiere. Io e Maman adoriamo i dragoni, perché volano e sputano fuoco. Maman addirittura sfoggia fieramente un paio di orecchini all'effigie del dragone, incurante del peso che le fa arrivare i lobi delle orecchie alle ginocchia. Così abbiamo deciso che l'indomani saremmo andate a dare la caccia ai dragoni nel XIII arrondissement, il quartiere cinese di Parigi, Vi prometto che più tardi torno e vi faccio vedere qualche foto della nostra avventura nella Chinatown parigina. Quindi restez connectés, stay tuned, e nel frattempo godetevi questa canzone degli Indochine. Gioiuzza me la canta spesso, perché pensa che io sono un po' come la petite fille della canzone.
Maman non solo adora viaggiare, ma anche, più semplicemente, esplorare strade e quartieri della nostra Parigi. Così io e lei siamo sempre in giro. Ma, in compagnia di un bambino della mia età, prendere la metro, andare al ristorante, per negozi o addirittura viaggiare non sempre è facile. Con un passeggino, anche una semplice passeggiata può diventare un exploit olimpionico. Così ho pensato di recensire i posti che visito, in viaggio e qui a Paris, a secondo dell'accessibilità per noi bambini, attribuendo una nota globale che può andare da una a cinque poussette (passeggino in francese). Magari qualche mamma, fra i miei lettori, troverà utili le mie recensioni. Pronti per il primo esame poussette? Se vi dico Amsterdam cosa pensate? beh no, i tulipani non valgono. Coffeeshop, cannabis legalizzata, addirittura un intero quartiere a luci rosse: la capitale olandese ha da sempre una reputazione trasgressiva e libertaria, ma pochi sanno che, come molte città del nord Europa, è anche un paradiso per noi bimbi. A cominciare dai trasporti. Amsterdam è piccola e si visita facilmente a piedi, i marciapiedi sono concepiti per salire e scendere facilmente con un passeggino. Se desiderate prendere un mezzo pubblico, sappiate che sono tutti muniti di appositi spazi per sistemare i passeggini. Tuttavia, il mezzo di trasporto più usato dagli olandesi è la bicicletta, ed è frequentissimo vedere genitori che scarrozzano la prole in bici: se l'idea vi solletica, potete affittarne una come questa. Nei ristoranti e nei locali pubblici noi bambini siamo sempre i benvenuti, e troveremo seggioloni e scaldapappe a nostra disposizione. Certo non ho provato ad entrare in un coffee shop eh, anche perché mi hanno detto che bisogna avere 18 anni... Però sono stata in diversi bruines cafés (caffè bruni), caratteristici bistrot olandesi che devono il loro nome agli interni di legno scuro e ai muri e soffitti anneriti dalla nicotina. I bruines cafés sono spesso minuscoli, ma la difficoltà di farsi strada con un passeggino nello spazio esiguo fra un tavolo e l'altro è presto superata grazie alla disponibilità dei camerieri e alla cordialità degli altri avventori. Nella foto qui sotto, uno dei seggioloni del café di un fantasticoooo (dixit Gioiuzza) concept store nella zona dei docks. Io e Papa abbiamo aspettato a lungo sorseggiando un cappuccino mentre Maman faceva shopping, e quindi posso assicurarvi che questo seggiolone, oltre ad essere carino (gli olandesi sono in genere molto attenti al design) era anche comodo. Per quanto riguarda i musei, vi racconto la mia esperienza, assolutamente positiva, al Van Gogh Museum. Quel giorno pioveva, e noi ci apprestavamo disciplinatamente a fare una coda di almeno un'ora. (Maman era quasi contenta, perché quel mattino aveva comprato un ombrello nuovo in un negozio di souvenir, ma di questo vi parlerò la prossima volta). Un custode ci fa segno di scavalcare la coda, e ci fa entrare, con grandi sorrisi, attraverso un entrata dedicata alle famiglie con passeggini. Tempo di attesa: inesistente. Una volta dentro, numerose iniziative sono organizzate per noi bambini (anche se io ero ancora un po' piccola per usufruirne). Visite guidate, laboratori e postazioni multimediali, aree di gioco per apprendere giocando. Addirittura è possibile organizzare feste di compleanno: se anche voi volete soffiare sulle candeline al Van Gogh Museum in compagnia dei vostri amichetti, allora leggete qui. Per concludere, possiamo affermare che Amsterdam è una città assolutamente a misura di bambino. Nota globale: cinque poussettes Foto di una vetrina del quartiere De Pijp
Gioiuzza Qualche giorno fa io e la Mini stavamo passeggiando tranquillamente al reparto bambini di H&M Les Halles (si, passeggiando, vi assicuro che si passeggia benissimo da H&M, l'aria è molto salubre in questi angoli di Svezia). Ma fatemi continuare. Mentre passeggiavamo, appunto, mi cade l'occhio su un pezzo di tessuto che strizza l'occhio alla pop art americana degli anni '50. Incuriosita lo afferro, e mi ritrovo in mano il leggin perfetto. Ma ci sono cose che vanno sempre in coppia: così i leggins per bimba di H&M, venduti per pack di due. Pas de problème, penso, e mi dirigo verso la cassa, in mano "il leggin perfetto" e quello che sembra essere un basicissimo leggin grigio, di quelli insomma che fanno sempre comodo. E invece no, sorpresa, tadaaaaaaa: una gamba dell'ex basicissimo leggin grigio è saldamente occupata da una gigantografia di Minnie. Prendere o lasciare. Rifletto velocemente, e decido che non posso rinunciare al leggin perfetto. In fondo, mi sto accapparando un pezzo di pop art al modico prezzo di 14,95 euro. La Mini farà sicuramente un figurone indossandoli domenica prossima per andare alla mostra di Roy Lichtenstein al Beaubourg. E poi a tutto c'è un rimedio. Proverò a sbagliare lavaggio, appena arriviamo a casa controllo l'etichetta. Sicuramente quella smorfiosa di Minnie non resisterà ad un lavaggio delicato a 90 gradi.
Mini Ho paura, ho molta paura. Temo per l'incolumità della mia amica Minnie. Ma andiamo con ordine. Tutto è cominciato qualche giorno fa, al reparto bambini di H&M, dove quotidianamente ogni tanto io e Maman ci rechiamo a passeggiare. Vedo una, tante Minnie che mi sorridono da un leggin, e lancio uno dei miei gridolini (hiiiiiiiiii) affinché Maman me lo compri. Graditissima sorpresa, è un pack di due. Un rapido passaggio in cassa, e sono miei. Bellissimi tutti e due, soprattutto quello grigio, perché Minnie è veramente grande e si vede bene che è proprio lei. Ma da quel giorno Maman si comporta in maniera molto strana. L'ho sorpresa a guardare con odio Minnie, come se volesse liberarsi di lei. Controlla ripetutamente l'etichetta del lavaggio, guardandosi intorno con fare circospetto, e poi resta lì a fissare la lavatrice. Sicuramente aspetta che io mi addormenti per agire. Se succede qualcosa alla mia amica Minnie, non venite a dirmi che io non vi avevo avvertiti.
Ferragosto è passato, e sembra aver portato via l'estate: grossi nuvoloni grigi si rincorrono nel cielo. Ma io voglio farvi vedere ancora una foto delle vacanze: sono a casa dei Nonni, sono le tre di un pomeriggio d'estate, e guardo giù in strada. Maman ha una delle sue strambe teorie sulle foto alla finestra. Qualcosa tipo una specie di gioco di specchi fra due prospettive diverse, due punti di vista che si inseguono e si sovrappongono. Quello che è interessante è che il secondo punto di vista può essere appena sussurrato o al contrario gridato, dipende dall'intenzione di chi ha scattato la foto e un po' anche da chi guarda. E, sempre secondo Maman, il bello di queste foto è che ti danno un po' l'impressione di fare qualcosa che non dovresti, tipo spiare dal buco della serratura. Io mica l'ho capita questa storia di specchi che si inseguono e di serrature che spiano; so solo che ci siete voi che mi guardate, e io che guardo giù per la finestra. Cosa vedo? provate a dirmelo voi... E a proposito di foto, non vi ho ancora raccontato della mia gita ad Arles in occasione del Festival della fotografia, quest'anno dedicato alla foto in bianco e nero.
La vedette di questa edizione è Sergio Larrain, un fotografo cileno dalla vita un po' particolare; non vi dico di più su di lui, se siete curiosi fate una ricerchina su Google. Questa è una delle sue foto più famose. Sono stati gettati fiumi di inchiostro su questa foto, sul gioco di linee e di luci, sulla specularità e sulla somiglianza delle due bambine- si conoscono? sono due sorelle, due amichette, due perfette estranee che hanno preso per caso la stessa strada? Io mi limito a dirvi cosa colpisce me: le port de tête, il portamento un po' altero, quasi da adulti, della testa delle due bambine, e il taglio di capelli netto che svela il collo. Questa foto invece è meno conosciuta, ma è la preferita di Maman. Non solo è stata scattata in Sicilia, ma anche qui c'è una finestra. Vi piace? Se queste foto vi hanno fatto venire voglia di scoprire l'opera di Sergio Larrain, siete ancora in tempo: il festival della fotografia termina il 22 settembre. E non dimenticate di fare un giretto in uno dei miei posti preferiti: la libreria della casa editrice arlesiana Actes Sud. Troverete dei comodi divani dove sprofondare per sfogliare i libri, un café che serve fra le altre cose anche un ottimo couscous, e addirittura un hammam.